BeComics

Fino al 20/03/2022
Fiera di Padova, Padiglione 7

Talk Venerdì 18/03/2022 Don Alemanno e Corrado Polini
“Comunicare? Una necessità censurata.”

Siamo riusciti ad andare all’apertura del Be Comics di Padova ieri e, dopo aver gironzolato un po’ tra gli stand, siamo rimasti a sentire il talk in cui Don Alemanno e Corrado Polini, della Poliniani editore, con il titolo:

“Comunicare? Una necessità censurata.”

Durante i trenta minuti successivi si è parlato di cosa si può o non si può parlare sui social media.

Algoritmo: una serie di regole che permettono a chi guida queste incredibili piattaforme di accontentare il pubblico. L’obiettivo fondamentale, però, è un altro: monetizzare. Tutto questo avviene, ovviamente, ipotizzando un vantaggio reale anche per gli utenti. Ciò si manifesta attraverso valori chiari (almeno sulla carta): più qualità dei contenuti, maggior controllo delle fonti, attenzione aumentata nei confronti delle fake news.

Ban: Quando una persona crea un account su un social network accetta sempre le condizioni di uso, una lista lunga e infinita di termini, in cui c’è ben scritto che se non si rispettano i termini di uso dell’applicazione il nostro contenuto potrà essere sospeso ed il nostro account addirittura eliminato. Quindi noi utilizzatori diamo sin dall’inizio il nostro consenso ai CEOs dei social network per sorvegliare il nostro contenuto e in seguito loro possono fare quello che vogliono. L’oscuramento, la sospensione o l’eliminazione di un contenuto o di un account dalla piattaforma di riferimento.

Courtesy Image of Virna Manattini | Be Comincs Padova

Il primo ad intervenire dopo la presentazione è stato Don Alemanno, pseudonimo di Alessandro Mereu. Lui ha vissuto maggiormente i cambiamenti che si sono susseguiti all’interno dei regolamenti dei social media, visto la sua ormai decennale presenza. Don Alemanno, con il supporto di Corrado Polini, ha proposto una digressione delle sue personali esperienze con l’algoritmo che regola i Social.

Da dieci anni, infatti, è su Facebook con Jenus. La pagina da lui fondata, attraverso cui fa satira principalmente a indirizzo religioso. Uno degli aspetti più curiosi che ha evidenziato è come, spesso, il problema dell’espulsione o sospensione del contenuto ritenuto inadeguato dall’algoritmo dei Social sia legato al contenuto satirico verso l’istituzione della Chiesa cattolica piuttosto che dei dogmi su cui si fonda la religione stessa.
Dopo un po’ di anni in cui ha subito questo bannaggio difficilmente riscattabile, la piattaforma si è resa conto che pagine come la sua sono le più interessate a investire dei soldi all’interno del social media stesso.
Eppure alcune cose sono rimaste complesse e difficilmente comprensibili.
L’incapacità dell’algoritmo di discernere tra la reale citazione a delinquere e la satira può essere accettato se si assume che è un algoritmo programmato per riconoscere solo alcune parole o frasi, a prescindere dal contesto.

Don Alemanno ha portano un paio di esempi di alcune sue vignette che sono stati bannati dall’algoritmo per l’uso satirico che lui ha fatto dei contenuti. Dall’algoritmo sono stati riconosciuti come incitamenti all’odio di vario genere.

Ciò che per lui, e questo punto, anche per chi lo ha ascoltato, è incomprensibile è la scelta effettuata dal controllo umano. Infatti, sulle stesse vignette lui ha richiesto il controllo umano che ha confermato la scelta dell’algoritmo di bannare il contenuto del post. Nonostante, si sia lamentato per la censura sui social e di come viene gestita in maniera imbarazzante da parte del controllo umano, non ha ancora capito come venga svolto il passaggio allo step del controllo umano.

Stupito e non capendo come un essere umano non possa capire la satira, ha deciso di riproporre sulla sua pagina le vignette interessate con l’oscuramento richiesto dalla piattaforma.

Allo stesso tempo, Don Alemanno è arrivato alla conclusione che il Social Media sia come parlare in piazza a tutti gli effetti. Come andare sul palco di Sanremo, si deve mettere in conto che la platea non è propensa a sentire certi termini e discorsi.
Inizialmente, creare un profilo su Facebook era una scelta in qualche modo alternativa, ora è più un passaggio che tutti compiono come libera scelta condizionati, in un qualche modo, dalla socialità.

Evidenzia, infatti, come Fecebook sia diventato “un club di gattini postate da zie” e come, questa piattaforma non abbia più la forza dirompente che aveva all’inizio. Questa perdita di forza non è solo dovuta all’incremento dei content creators e dei profili che si creano sulla piattafoma ma anche alla censura che impone di compiere delle scelte per non vedere bannato il proprio contenuto.

In questo modo, si censura l’espressione di ognuno. Se una persona che fa satira sente un bisogno viscerale di dire quelle cose in un certo modo. Viene censurata l’espressione sia dall’algoritmo che dal controllo umano.

Vengono censurate le parole che si usano.

Courtesy Image of Virna Manattini | Be Comics Padova

L’idea di aprire uno spazio suo all’interno del mondo digitale, indipendentemente dai canali social, è mosso da due fattori che gli hanno fatto capire che la situazione della censura sarebbe sempre peggiorata all’interno delle piattaforme. La prima è la censura difficilmente reversibile, subita anche dai colleghi, all’interno dei social media. La logica del profitto della monetizzazione, sulle piattaforme, impone alle piattaforme stessa di prendere decisioni e di instaurare dei protocolli che gli impone di bannare canali e profili per il benessere dell’organico che la compone.
La seconda è la differenza tra andare a vedere uno spettacolo di satira e trovarsi un post condiviso da un amico finché si scorre la propria bacheca. La satira è qualcosa che l’autore fa ma che no si può imporre al pubblico. Considerando i social come una piazza in cui una persona qualunque può passare e vedere qualsiasi cosa, il contenuto satirico te lo trovi davanti perché qualcuno lo ha condiviso, non per scelta In questo modo la satira la si subisce. In questo modo, senza un discriminante, senza avere un contesto di riferimento, può essere destabilizzante.

Per questo ha deciso di aprire un sito, Jenus Hollyfans, cui lui si può sentire più libero di esprimere veramente ciò che pensa, nel modo che preferisce. Questo, è anche il suo modo di aggirare la censura imposta dalle piattaforme social e funge da disclaimer nei confronti del pubblico che sa cosa aspettarsi ed è interessato a questi contenuti. Si accede gratuitamente ad alcuni contenuti oppure si può abbonarsi, al modico prezzo di “un cappuccino e mezzo (visto i tempi)” per fruire di contenuti esclusivi e anticipazioni.

Dopotutto, non si può fronteggiare Zuckberg a casa sua (Facebook). Non si va a casa di una persona e ci si lamenta di come la gestisce, lo trovo un po’ patetico.
Chi è interessato a leggere una versione più sincera della sua satira può accedere al sito.

Più o meno, l’unica arma che si ha oggi a disposizione nel mondo digitale è costruire la propria casa e stabilire le proprie regole.

Corrado Polini ha portato all’attenzione come una società privata, quale è Meta, imponga dei filtri così forti all’interno della comunicazione.
E si è chiesto cosa è legale e cosa sia giusto all’interno di questo sistema. Citando Albus Silente è arrivato a confermare che, al giorno d’oggi, per fare cose giuste ci vuole impegno e costanza continui. Considerando i modi diversi attraverso cui si comunica una stessa cosa, post, video, foto, audio, registrazioni, montaggi e le molte piattaforme scoial oggi diponibili attraverso cui si diffonde il proprio contenuto twich, tiktok, bisogna conoscere ciò che regola la multicomunicabilità.

Il sito serve sempre, nonostante i social, perché sono le mura all’interno cui tu puoi decidere cosa fare e come farlo.

“Maledette casse spia!”

Don Alemanno
Courtesy Image of Virna Manattini | Be Comics Padova

Successivamente sono intervenuti Sinister e Mattia Martignago che hanno portato anche le loro esperienze in rapporto alla censura sui social.

Sinister parlando di TikTok, social su cui è molto conosciuta, segnala una cosa molto più inspiegabile. Infatti, su questa piattaforma è impossibile autodefinirsi omosessuale perchè l’algoritmo lo rileva come insulto e il profilo viene segnalato e bloccato. Alcune volte, in ambito lavorativo, ci sono persone comunità LGBTQ+ che chiedo consigli e specifiche ma su TikTik non si possono identificare come referenti diretti perché alcune persone si infastidisco se sentono o leggono la parola omosessuale.
Il fatto di non potersi autdefinirsi su un social è una cosa incomprensibile e esula dal contesto del sociale.

Un fatto che rileva successivamente è che le nuove generazioni, le più abituate ai social, si arrabbiano molto e in fretta. In questo modo si lascia poco spazio a satira e sarcasmo e portando questi contenuti al bannaggio facile e veloce. Speso, nei video, usa alcune prole che infastidiscono l’algoritmo perché fanno parte del linguaggio normalmente accettato eppure non è compreso sui social. Le persone tendono a prenderti sul serio, anche mentre si scherza, e dopo un po’ si fatica a capire se noi stessi ci stiamo prendendo sul serio o meno.

Ha preso posizione riguardo agli argomenti di attualità cercando di tenersene lontana e, quindi, di non esprimere un opinione a riguardo. Una linea che comunque risulta assurda se prendiamo in considerazione l’aspetto sociale di queste piattaforme.

Anche Mattia Martignago, scrittore horror, racconta come non sia così facile scrivere sui social. Ha portato l’esempio di quando lui scrive un racconto turpe su un argomento, creandolo in modo che ci si immedesimi nel protagonista e che ci vergogni delle azioni compiute anche per il solo fatto di leggerle. In questo modo si facilita il collegamento con ciò che è successo nel mondo reale e si evidenzia che è un fatto molto sbagliato. Eppure, l’algoritmo non riesce a capire che ciò che è scritto sulla bacheca di uno scrittore è un racconto inventato e quindi viene bannato dai social.

Eticamente, non si può censurare uno scrittore che inventa un universo narrativo.

Abbasso Macbeth! Abbasso Dario Argento e Stephen King!

Mattia Martignago

Che si parli di satira, video, scrittura o altro, l’algoritmo rileva una sequenza di suoni o codici di scrittura che per lui sono inaccettabili e li segnala. Questo, senza prendere in considerazione il contesto in cui sono inseriti.
Quindi, non si parla più della censura del concetto, ma della parola, del suono.

Questo non sembra avere molto senso.

Una cosa molto particolare che è stata ricordata è quando, dopo essere stati oscurati sulla piattaforma, ci sono persone che ti seguono regolarmente che nonostante tutto ti cercano e non trovandoti ti scrivono per sapere dove sei finito.

L’essenza dei social network è proprio questo, essere composto da persone coinvolte in un contesto sociale. Questo è ciò che rende social un network.
E se per aver detto, scritto o disegnato una parola, come Polonia, senza comprendere il contesto di riferimento, vieni bannato dai social.. come dice Martignago: “Devi cambiare nome se ti da fastidio l’insieme di suoni e di linee che compongono una parola cambia nome. Non puoi essere Social.

Per essere una fiera considerata dagli esperti, più aperta al gaming che al fumetto, dobbiamo dire che ha iniziato con un argomento molto interessante.

“Per aver pronunciare una parola, senza capire il senso, sei bannato.”

Sinister

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